Perché non dare in appalto la gestione del Trenino Verde?

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Le Ferrovie della Calabria hanno da poco pubblicato una gara d’appalto per l’Affidamento del servizio di promozione, commercializzazione ed organizzazione del “Treno del Parco” e di valorizzazione delle strutture funzionali.

Ora ci chiediamo: viste le grosse difficoltà di gestione denunciate da RAS Sardegna e ARST, perchè non ipotizzare un percorso di questo genere anche per il Trenino Verde?

 

Testimonianze di un operatore turistico

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Di cosa vi occupate?

Ci occupiamo di escursioni col trenino verde, ma anche di trekking e visite guidate a Cagliari. Operiamo in Ogliastra dal 2009 e il titolare della ditta, Alessandro Murino, di Gairo, è guida turistica della Regione Sardegna all’indomani della laurea in operatore turistico conseguita a Cagliari.

Cosa ci può dire del Trenino Verde? Proposte? Critiche?

Col trenino abbiamo sempre avuto bellissime esperienze, portando ormai decine di persone all’anno, anche se spesso la disponibilità delle carrozze era limitata, vedi ferragosto 2014.

Per rilanciare il trenino si dovrebbe contare di più su ditte personali che lavorano col trenino, ma anche su ristoranti, b&b etc…Abbassare il prezzo del biglietto (onestamente troppo alto) poiché fornendo una gita al cliente, spesso si supera un importo di 60 euro a persona, ottimo per singolo ma pesante per una famiglia con figli a seguito.

Pubblicizzare meglio il trenino e fornire informazioni più esaustive da parte dell’arst.

Fornire un servizio di prenotazione biglietti on-line e link che rimandano ad altri siti di privati che forniscono servizi ai turisti.

Evitare assolutamente di affittare la linea con carrozze nuove a privati, poiché sarebbe la fine per molte attività che lavorano lungo la tratta.

Rendere più sicura e meno affollata la tratta, poiche in una carrozza da 55 posti, massimo dovrebbero starcene 45, poiché essendo carrozze vecchi e strette, il turista si trova a disagio “pressato” tra più persone.

Ovviamente sono pareri personali, ma lavorando ormai da alcuni anni col trenino, queste sono le cose più importanti

Ringraziamo Alessandro Murino di Gairo, responsabile di un’interessante impresa che organizza gite con il Trenino Verde, escursioni Trekking. http://www.sardegnadavisitare.com/

Notizie di Vapore Calabrese!

Si è svolto ieri 04/08/2014 in Calabria, un viaggio speciale con la locomotiva Borsig 353 delle Ferrovie della Calabria (ex Ferrovie Calabro Lucane) e carrozze storiche.

Il tutto è stato possibile grazie all’enorme impegno dell’Associazione Ferrovie in Calabria, composta da appassionati che seguono con grande passione e in maniera attiva il mondo ferroviario Calabrese.

Pubblichiamo con enorme piacere il post pubblicato sul loro blog, forse con una punta di invidia (invidia benevola), con la tristezza nel cuore e pensando alle nostre locomotive, restaurate grazie all’Esit e ora destinate a marcire di ruggine a Macomer e Sassari o ad aspettare un solitario gruppo inglese che affitta la Reggiane 400 di Cagliari due volte all’anno! Mah………..

…e tornammo a sbuffare!

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Fuliggine. Tanta fuliggine ovunque. Fuliggine sui vestiti, sugli zaini, sulle scarpe…e per tante persone (nonostante mille docce!), anche tra i capelli!
Pezzi di carbone lungo la ferrovia, nelle stazioni ferroviarie della linea Cosenza – Rogliano. Centinaia di video e fotografie, decine di saluti da balconi, passaggi a livello, campagne, orti. 
Centinaia di “mi piace” su Facebook, conditi da messaggi di apprezzamento, ringraziamenti e richieste di replica. 
Domenica 3 agosto, dopo esattamente cinque mesi ed un giorno dal 2 marzo 2014, un intero territorio è tornato in festa, grazie al ritorno del treno a vapore delle Ferrovie della Calabria. Siamo tornati a sbuffare, ancora una volta, la seconda in un anno, e con consistenti prospettive di replica in tempi non lunghissimi. E’ la rivincita delle Ferrovie della Calabria, e la rivincita di quella locomotiva a vapore del 1926, che nonostante i suoi quasi 90 anni, assieme alle inseparabili e coetanee vetture d’epoca costruite dalla Carminati&Toselli, torna in prima linea per lo sviluppo economico della nostra Calabria. Uno sviluppo che passa attraverso la valorizzazione turistica del nostro territorio, attraverso percorsi di archeologia industriale fissa (infrastrutture di Ferrovie della Calabria vicine al secolo di età, perfettamente attive ed integrate nel territorio) e mobile…come appunto il bellissimo treno a vapore a scartamento ridotto, ancora oggi pronto a scalpitare e sbuffare con forza in ogni momento.
L’evento di ieri, fortemente promosso dall’attivissimo Presidente di Ferrovie della Calabria Giuseppe Pedà, ha contribuito anche a pubblicizzare l’importante bando europeo per l’affidamento del servizio ferroviario turistico in Sila, sulla tratta Moccone – San Nicola Silvana Mansio – San Giovanni in Fiore. 
Come in occasione dello scorso 2 marzo, l’Associazione Ferrovie in Calabria si è occupata della pubblicizzazione e dell’organizzazione dell’intera giornata, che oltre al viaggio con il treno storico in sè, è stata contornata anche dal pranzo in trattoria tipica e agriturismo, oltre che da una visita guidata nel centro storico di Rogliano. 
Per gli oltre 100 partecipanti all’iniziativa, di cui molti provenienti dal resto d’Italia (in particolare dal Piemonte), è stata una giornata indimenticabile, nonostante qualche momento un po’ “critico”, condito da caldo e fumo all’interno delle carrozze…specie durante i transiti in galleria. Momenti critici che però si sono presto trasformati in una sorta di gioco di gruppo, visto che tutti i viaggiatori, ormai irrimediabilmente anneriti e sudati, rassegnati ed allo stesso tempo divertiti, si sono organizzati autonomamente per essere pronti a chiudere porte e finestrini non appena si entrava in galleria…salvo riaprirli immediatamente all’uscita, per evitare l’effetto sauna degli interni in legno delle vetture a terrazzini (e dei 35°esterni!). 
Ma a differenza del 2 marzo, questa volta non ha circolato un solo treno sulla linea Cosenza – Rogliano: il convoglio speciale, era infatti seguito a distanza di blocco dalla curiosissima mini-composizione di un carro cisterna Mcm, spinto dall’automotrice M4.406. Il breve treno aveva funzione di anti-incendio, in modo da poter estinguere immediatamente eventuali roghi lungo la ferrovia, causati dall’emissione di “lapilli” da parte della focosa vaporiera 353. Anche “l’antincendio” ha quindi avuto il suo più che meritato momento di gloria nelle stazioni di Pedace e Rogliano, dove dopo aver raggiunto il treno a vapore, viste le soste prolungate, è stato “assaltato” da fotografie e video.
In occasione dell’evento “Torniamo a sbuffare”, inoltre, grazie alla disponibilità ed alla flessibilità delle Ferrovie della Calabria, è stato effettuato un bus speciale da Catanzaro e con fermata anche a Lamezia Terme, riservato ai partecipanti all’iniziativa provenienti dall’hinterland catanzarese. Non va dimenticato che è stata effettuata anche una ulteriore navetta con bus, messa a disposizione dei viaggiatori del treno a vapore dal ristorante “L’Antico Savuto” di Rogliano (sito fuori dal centro abitato e non raggiungibile a piedi), dimostrando ancora una volta che in Calabria l’integrazione modale è possibile. 
E, tale integrazione, dovrebbe essere una realtà non solo nel momento in cui si organizza il treno a vapore: dovrebbe essere una realtà al servizio di tutti i pendolari calabresi, e soppiantare, una volta per tutte, l’inutile e dannosa “concorrenza” tra servizio su gomma e su rotaia.
A proposito di integrazione: non dimentichiamo che il treno a vapore, partendo da Cosenza Vaglio Lise, è stato studiato con orari di arrivo e partenza compatibili con i treni Regionali di Trenitalia da/per Paola, in modo tale da renderlo fruibile anche dal tirreno cosentino, dando perciò la possibilità di non utilizzare obbligatoriamente l’automobile. Sviluppo turistico sì…ma se eco-sostenibile, ancora meglio! 
A noi dell’Associazione Ferrovie in Calabria, dopo aver “scortato” il treno, dando informazioni ed assistenza ai viaggiatori (anche attraverso un piccolo rinfresco offerto dall’associazione a bordo treno), rispondendo ai loro quesiti sulla storia della ferrovia e dei rotabili, affiancando e collaborando inoltre con il personale di Ferrovie della Calabria, ancora una volta rimarrà impresso un puzzle di bellissime immagini di gioia, tra binari, vapore, boschi…e non di meno, tanti spunti gastronomici!
In conclusione, vogliamo ricordare ancora una volta che grazie all’attrazione “treno a vapore”, assieme a Ferrovie della Calabria, abbiamo contribuito allo sviluppo economico di un territorio. Alcuni partecipanti all’evento hanno raggiunto la Calabria da fuori regione, pernottando in alberghi o bed and breakfast. Due ristoranti hanno rifocillato, a Rogliano, oltre cento viaggiatori, e sempre a Rogliano, tre guide turistiche hanno accompagnato il nutrito gruppo del treno a vapore, in in una visita guidata nel centro storico della bellissima cittadina del cosentino. 
Novanta anni fa la vaporiera 353 donava ricchezza ai territori dell’entroterra calabrese, cosentino compreso, liberandoli da un isolamento secolare. Oggi il suo ruolo di portatrice di sviluppo si è modificato, ma rimane un punto fisso nel panorama dell’economia calabrese: il nostro auspicio è quello di ritornare presto a sbuffare per una terza, una quarta, una quinta volta, e così via, non solo tra Cosenza e Rogliano, ma anche e soprattutto in Sila…e magari chissà, per iniziare, anche con un viaggetto “propedeutico” tra Cosenza e San Pietro in Guarano, previo disboscamento della linea ferroviaria.
Ancora una volta, l’Associazione Ferrovie in Calabria, ringrazia di cuore le Ferrovie della Calabria, per l’impegno profuso nel campo dei treni storici (e non solo), nonostante le difficoltà economiche non ancora completamente superate: noi concordiamo con il Presidente Pedà, e siamo convinti che sia necessario non fermarsi, ma creare opportunità di sviluppo ed investimento. E’ questa l’unica via per invertire la spirale economica negativa che da troppo tempo sta investendo non solo la Calabria, ma tutta l’Italia.
Per aver reso possibile questa fantastica giornata, grazie ad Antonio Massarini e Sergio Minardi (capi deposito-officine di Cosenza Vaglio Lise), Giuseppe Zumpano e Pietro Urso (macchinista e fuochista della vaporiera 353), Gaetano Lisco (Capotreno del convoglio storico) Antonio Galati (Autista bus straordinario Catanzaro – Cosenza e ritorno), Santo Marazzita (direttore dell’esercizio di Ferrovie della Calabria), Nicoletta Audino e Stefania Aricò (segreteria Presidenza Ferrovie della Calabria), senza dimenticare ovviamente i tanti tecnici delle officine di Cosenza Vaglio Lise, che hanno scortato il convoglio, accudendo la vaporiera in caso di necessità. Una sinergia perfetta tra personale, dirigenza ed associazione.
Un ringraziamento per essere stati con noi, va ovviamente anche all’amico e Presidente di Ferrovie Siciliane Giovanni Russo, al Presidente di TrenoDoc di Palermo Daniele Fucurino. Senza dimenticare anche la mitica Teresa Liguori (Presidente della sezione di Italia Nostra di Crotone), e l’attivissimo Don Emilio Salatino, parroco di S.Giovanni in Fiore e coordinatore del Comitato per la Salvaguardia della Ferrovia Silana. Cogliamo l’occasione per rinnovare ad entrambi, come neo-associati dopo la consegna delle tessere nella giornata di ieri, un caloroso benvenuto nell’Associazione Ferrovie in Calabria!”
 
Un ringraziamento a Roberto Galati dell’Associazione Ferrovie in Calabria

Trenino verde Sardegna: un patrimonio in pericolo. Il commento di Ferrari, presidente UTP

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(FERPRESS) – Roma, 21 LUG – Nelle scorse settimane, proprio all’avvio della stagione estiva, la Regione Sardegna aveva annunciato lo stop al “Trenino verde”, che costituisce una ormai consolidata attrattiva per le zone più interne e meno conosciute dell’isola. Questo a causa dei costi di manutenzione dei binari, ormai difficilmente sostenibili  per l’Arst (Azienda Regionale Sarda Trasporti) che ha in gestione il servizio.

Così Massimo Ferrari, presidente UTP/Assoutenti in una nota inviata alla nostra redazione.

La levata di scudi di molti sindaci dei comuni interessati e delle associazioni ambientaliste che hanno organizzato anche dei Convegni  (come quello tenutosi ad Isili il 4 luglio) fortunatamente hanno indotto l’assessore Deiana ad una retromarcia: i fondi sono assicurati fino al 30 settembre e, quindi, almeno per questa estate 2014, sarà possibile ammirare i suggestivi panorami dell’entroterra sardo dai finestrini di un treno. Ma il problema resta aperto e Deiana  annuncia un ripensamento dell’offerta per gli anni a venire.

Orbene – continua la nota – per inquadrare correttamente la questione occorre chiarire cosa si intenda per “Trenino verde”. Nell’isola le Ferrovie dello Stato hanno sempre svolto un ruolo limitato. La loro rete si riduce alla dorsale Cagliari-Sassari-Porto Torres, con diramazione da Chilivani per Olbia e Golfo Aranci, oltre alla linea del Sulcis, diretta dal capoluogo ad Iglesias e Carbonia.

Ridottasi la funzione storica di raccolta e distribuzione dei passeggeri provenienti in traghetto dal continente, oggi i convogli Trenitalia sono in parte dedicati al servizio dello scalo aeroportuale di Elmas (che l’anno scorso è stato finalmente raccordato in forma “passante” ai binari Fs), mentre il traffico merci è sostanzialmente evaporato. Scarsamente competitivo in termini di tempi di percorrenza tra  le due principali città sarde (a causa della mancata realizzazione della variante Ploaghe-Bonorva),  il treno in Sardegna assolve oggi un discreto traffico pendolare dai centri del Campidano a Cagliari.

Nell’isola dei Quattro Mori, tuttavia, l’estensione maggiore dei binari – in questa caso a scartamento ridotto (950 mm) – è rappresentato dalle linee concesse che si diramano da Sassari,  Macomer e Cagliari per circa 500 chilometri. Queste tratte erano state costruite tra la fine Ottocento e gli anni Trenta del Novecento con criteri economici (ed anche per sfruttare i contributi statali erogati un tanto a chilometro!). Il risultato è una serie di tracciati estremamente tortuosi  che si addentrano nella Barbagia, nell’Ogliastra, nella Planargia e nella Gallura. Una volta sviluppatasi la motorizzazione privata e migliorata la condizione delle strade, la gestione di queste linee è divenuta del tutto antieconomica ed alcuni trochi sono stati chiusi (per esempio, nei primi anni Settanta è scomparsa l’intera rete delle Meridionali Sarde che si spingeva fino al molo di Calasetta, davanti all’isola di Carloforte: l’unica, tra l’altro, dotata di un segmento a doppio binario).

Tenute in esercizio a fini essenzialmente sociali ed occupazionali, queste linee sono state in parte rivalutate ai fini turistici a partire dagli anni Ottanta, grazie ad iniziative di WWF, Legambiente, Italia Nostra ed a finanziamenti dell’Esit e dell’Unione Europea, che hanno consentito di restaurare alcune carrozze d’epoca e locomotive a vapore Di qui l’appellativo di “Trenino verde”, vista la forte connotazione ambientalista tesa  alla valorizzazione di questi splendidi angoli del nostro Paese.

I costi di esercizio sono stati drasticamente ridotti, a seguito della cessazione dei treni ordinari e delle stazioni impresenziate: un servizio di natura pendolare è stato mantenuto solo per le tratte gravitanti su Sassari (da Alghero, Sorso e Nulvi), sulla Mandas-Cagliari/Monserrato (la cui penetrazione urbana è stata trasformata in tranvia moderna), oltre che sulla Macomer-Nuoro.

Sulle linee più interne (che si sviluppano, comunque, per circa 400 chilometri) circolano solo poche corse a calendario nei mesi estivi, oltre a convogli prenotati da gruppi privati che arrivano apposta in Sardegna da tutta Europa e, talvolta, anche dal Nord America e dal Giappone. Moltissime le trasmissioni televisive che hanno fatto conoscere i “Trenini verdi”, spesso protagonisti di suggestivi matrimoni o altre manifestazioni in costume. Anche alcune navi da crociera che fanno scalo ad Olbia hanno proposto un’escursione sulla linea della Gallura con vivo successo di pubblico.

La gestione dei “Trenini” – i cui biglietti vengono venduti  a prezzi “di mercato” – è sostanzialmente in equilibrio. Quello che incide sui bilanci dell’Arst  sono le spese di manutenzione (si parla di sette milioni di euro annui) per tenere in condizioni di sicurezza  i lunghi tracciati su cui viaggiano i convogli. Certamente siamo in presenza di un formidabile museo all’aperto (forse “il più costoso dell’isola”, come ha recentemente titolato “La Nuova Sardegna”), il quale, tuttavia, potrebbe promuovere un indotto turistico di non trascurabile valore.

Occorre, però, una gestione imprenditoriale e non burocratica ed una promozione che si estenda oltre ai mesi estivi per ammortizzarne i costi. Senza considerare la possibilità di autorizzare e favorire pratiche di “velo-rail” (bici su carrelli adattati a binari, secondo pratiche che si stanno diffondendo in Francia ed in Scandinavia), nei periodi in cui i treni non circolano.

In ogni caso bisogna impedire che vada perduto un patrimonio storico e naturalistico che giustificherebbe l’inclusione delle linee minori sarde tra i siti tutelati dall’Unesco, come è già avvenuto per i “Cable cars” di San Francisco o per il “Trenino rosso” del  Bernina.  Anche quelli mezzi di trasporto costosi da mantenere, ma cui né i californiani, né gli svizzeri rinuncerebbero per mere ragioni contabili.